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Limata

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Storia

Che vi era un Guglielmo il giovine di Sanframondo risulta dallo stesso catalogo dei baroni Normanni al N.883; dove sta dettò che Guglielmo di Sanframondo il giovine disse che aveva in Aversa un feudo di tre militi, e ne offriva sei; aveva poi per suffeudatari Valentino, Roberto di Avenàbulo, Unfrido di Ribursa, Roberto di Lacerna, Giozzolino di Rocca, Riccardo di Rocca, Guglielmo Lombardi e Niel. Nei pochi rammenti rimasti del primo catasto fatto eseguire nel 1268 da Carlo d'Angiò trovasi segnata Limata con 17 famiglie soltanto, e la tassa di once 4 e tarì 7 ½. E un magister Stephanus de Raone de Limata trovasi segnato nel Necrologio di S. Spirito. Nel Cedolario del 1320 è riportata nel giustizierato di Terra di Lavoro per once 9 e grana 2, fra Cerreto e Guardia Sanframondi. Non sappiamo spiegare poi come in una certa epoca dei primi tempi Angioini non appartenne ai Sanframondo; tanto vero che ai fol. 184 a 187 del fascicolo 52 dei Registri Angioini vi è il notamente delle tasse che pagavansi in Limata, e porta questa testuale indicazione: " Compotum iunum collectarum a terra Limata quae erat quondam domini Tho masii de Presentiano ". E non ci è stato possibile rinvenire il come ed il perché di questa concessione in favore di un Tommaso di Presenzano, avvenuta forse durante gli ultimi anni della dominazione Sveva. Certo è che la terra di "Limata, andò spopolandosi, e la chiesa di S. Lorenzo, che stava sul territorio, si arricchiva di circostanti abituri. Le località contermini e Limata furon date nuovamente a Niccolò di Sanframondo; e nel 1448 da Alfonso I di Aragona a Giovanni di Sanframondo, che venne creato Conte di Cerreto. La famiglia finì in quel secolo; e l'ultimo dei Sanframondo, ribelle a Ferdinando I, venne ucciso. Nel 1486 ne fu fatta concessione a Diomede Carafa, duca di Maddaloni; e casa Carafa l'ha posseduta fino all'abolizione della feudalità, tranne il possesso precario col patto di ricompra per alcun tempo nel secolo XVI presso Giulia Doria e Antonio Caracciolo. Pochi abitanti v'eran rimasti, ma il casale di S. Lorenzo aveva vinto il paese di origine. Nel 1271 ancora vi rimaneva qualche abitante; per la qual ragione ne parlano, accennandone appena, l'Alberti e il Biondo nelle loro descrizioni sommarie ed erronee dell'Italia e del Regno di Napoli, contendandosi di dire che a destra del Sabato, su d'una eminanza, sorgeva Limata nobile castello. Quegli scrittori chiamano Sabato e non Calore il fiume dopo il confluente presso Benevento. Certo è che nel 1593 non più esisteva il paese Limata. Su d'una collina vedonsi ancora i ruderi del castello presso la casina fabbricata dai fratelli Rossi, che da casa Carafa acquistarono la campagna ove un dì fu Limata, e vi edificarono la chiesetta di S. Maria. Intanto S. Lorenzo maggiore già faceva 81 famiglie nel 1532, 93 nel 1545, 189 nel 1561, 206 nel 1595, diminuite a 159 nel 1669. Danni enormi e la morte di molti individui ebbero luogo pel tremuoto del 1688, che distrusse l'antica Cerreto, ed ebbe suo centro in queste contrade.

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